Il Museo Archeologico Nazionale conserva reperti di mirabile bellezza che raccontano l’antico splendore del porto adriese.

L’edificio, realizzato su progetto dell’illustre architetto adriese G.B. Scarpari, fu inaugurato nel Settembre del 1961 per offrire degna ospitalità alle rilevanti testimonianze raccolte sin dal 1770 dalla famiglia Bocchi e provenienti da altre collezioni private. Il patrimonio museale è frutto inoltre del materiale recuperato nel corso di numerose campagne di scavo.
Scarna è la documentazione che si riferisce all’epoca preistorica, mentre abbondano le testimonianze che riguardano l’abitato arcaico, localizzabile nella zona sud della Città, risalenti al VI sec. a. C., quando Adria era un florido porto frequentato da etnie diverse (i Veneti, i Greci e gli Etruschi).

Impressionanti per la loro bellezza i frammenti dei vasi attici a figure nere e rosse dipinti da famosi maestri, vasi che i Greci scambiavano nel porto con i metalli, il grano e le pregiate razze equine del luogo. Oltre alla ricca varietà di ceramica greca, l’allestimento museale comprende pregevoli reperti che si riferiscono agli Etruschi. Giunti nel territorio già prima della metà del VI sec. a.C., la loro presenza è rivelata da iscrizioni graffite su vasi, da buccheri e da un consistente numero di oggetti in bronzo. Ma sono gli ori a costituire l’elemento di spicco della sezione etrusca con la sua preziosa gamma di pendenti a goccia, bullae discoidali, perle di collana ed orecchini. La presenza dei Romani, a partire dal II sec. a. C., è testimoniata da eleganti vasi in vetro multicolori, perfettamente conservati: bicchieri, coppe, tazze, balsamari, olle cinerarie. Segno tangibile della presenza dei Romani è anche il miliare di Popilio, risalente probabilmente al 132 a.C., anno del consolato di Publius Popillius Laenas, figlio di Caio. Degna di nota è anche la cosiddetta Tomba della Biga, rinvenuta durante lo scavo della necropoli del Canalbianco del 1938. Essa è costituita da due scheletri di cavalli giovani di razza veneta appaiati e aggiogati alla stanga di un carro. Il ritrovamento di un’arma fa supporre che si trattasse di un currus, il carro da guerra di un giovane guerriero appartenente ad una famiglia aristocratica forse di origine celtica.

 

 

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Indirizzo

  • Via Badini 59 - Adria (RO)

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